venerdì 29 ottobre 2004

Piano

Vedo continuamente pubblicità e sento molti amici che mi parlano dei vantaggi di questo o di tal’altro fornitore di servizi o vantaggi listati nei dépliant e in tv. Palinsesti di venti tipi di cinema, del nostro sport preferito, della storia e della letteratura. Una linea per ogni abitante della casa. Un colore, un odore per ogni passo che diamo. Ma “ognuno in fondo perso negli affari suoi” (Vasco Rossi docet). E quando li sento difficilmente mi sparisce una sensazione come di fiera campionaria: si, tutti andiamo a vedere i nuovi trattori, con le ruote alte più di un metro, e calcoliamo quanti capelli bianchi ci verranno nel pagarli, e pensiamo all’effettivo vantaggio, ci diverte, bello eh?; ma sicuramente non riusciamo ad andare con questo pensiero più in là di un mese, forse un anno. Se il campo rimane abbandonato perche abbiamo altri impegni, il trattore arrugginisce e noi, però, lo paghiamo e lo pagheremo ancora… Gli abbonamenti, i pacchetti, il collegamenti esclusivi: non sappiamo quanto ci puo durare il giocattolo che stiamo per comprare, ma intuiamo che se si rompe, anche se ci annoiamo un pochino, l’investimento non sarà valso a niente, avremo buttato il denaro. Nel rumore mediatico questa intuizione, pulsione antica come l’uomo, che fa parte della sua essenza, viene accuratamente, VOLUTAMENTE seppellita.

Sfruttare quel che compriamo e soprattutto sfruttare quello che offre contenuti e che ci attira con le promesse di poterci vedere e/o godere i concerti di tizio o gl’incunaboli scannerati di caio è quasi impossibile per molto tempo di seguito. Sfruttare le possibilità di informazione e cultura vuol dire poter dopo continuare, fare ricerca, scoprire e confrontarsi, arricchirsi ed arricchire, mentre viene offerto un divertimento momentaneo, pagabile comodamente, VUOTO. Mi viene sempre da pensare a Momo, libriccino nel quale il tema primordiale è la sottrazione del tempo, la trasformazione di questo tempo in denaro - e dunque in tempo comprato che altri sfruttano, e questi altri sanno como sfruttarlo, sanno rallentare - dando in cambio un illusorio potere di sfruttamento dei propri gusti e desideri. La sindrome del supermercato che mi prende quando vado ad un centro commerciale monstre in cui praticamente ogni servizio mi è offerto, eccetto quello per cui sono andata lì: la possibilità di risparmiare tempo, che è il mio solo valore. Rallentare. Bisogna capire che l’importante forse non è avere tutto a portata di mano, ma avere la possibilità di godere di qualcosa con l’intensità necessaria a fare di questo un vantaggio, un vero arricchimento umano. Mangiare sentendo i sapori. Guidare piano, guardando i cambiamenti del cielo. Guardare le persone e pensarle. Leggere e poter sottolineare, fermarsi a pensare, elaborare frasi più lunghe. Ascoltare la musica che ci piace, ma in un tempo senza interruzioni, dal quale possiamo liberamente uscire per continuare ad affrontare il caos…

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