lunedì 14 luglio 2008

Cancello tutto con un colpo di ragione

Ogni tanto mi guardo le mani, che conservano nella loro cicciottezza tante di quelle cose da parlarci un giorno intero; e potremmo certamente farlo, una conversazione sulla storia che raccontano le mani, sul perché molte donne dicono di guardare prima di tutto le mani (ma quante Sherlock, penso io, sarcastica). E forse potresti anche ridere, come se fossimo altri in questo momento-quest'ora-questo tramonto, e ci dessimo il permesso di essere diversi, di lasciare liberi il dolore e le paranoie di ognuno: con gli angoli degli occhi li vedremo allontanarsi e sparire dentro il riflesso della città, fuggevole sulle lamiere e sui finestrini. Un respiro trattenuto (sono tanto nostri, è come se ci fossero caduti i vestiti di dosso, o perso tutti i capelli di botto), e poi potremo partire con piccole variazioni sul tema delle mani da pianista, o sulla sensazione delle mani di papà quando eravamo piccoli; potrei provare a leggere le linee, è un gioco così delizioso... Ma io ho uno sguardo che parla e compromette, non riesco a tenermelo negli occhi come una caramella di cui non so ancora il sapore, lo costringo a perdersi sull'asfalto, e rimane lì come un diamantino sfuggito da un bracciale comprato in una estate qualunque, che poi trova un bambino e lo conserva convinto sia un pezzo di stella, mentre la stella è lui.

E rigiro e rigiro quello sguardo nel calore della notte estiva, provo a dargli un emozione, e non ci voglio riuscire. Finisco per essere irritata. Insulto la mia intelligenza. Mi risveglio col tuo sorriso sulle labbra...

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